Nuove procedure FSBA per le imprese artigiane

Il Fondo nazionale FSBA ha pubblicato le nuove procedure per le seconde 18 settimane di cassa integrazione, iniziando così ad adeguare il sistema alle novità introdotte dal Decreto Agosto n. 104/2020 e dalla Circolare INPS n. 115 del 30/9/2020.

Prime 18 settimane: si sono chiuse inderogabilmente per tutti alla data del 12 luglio 2020. Eventuali giorni residui non possono essere cumulati con le settimane successive di cassa integrazione.
Seconde 18 settimane: possono riguardare il periodo dal 13 luglio al 31 dicembre 2020. Per le prime 9 settimane restano valide le domande FSBA già presentate, che vengono tutte prorogate con durata fino al 31 dicembre 2020. Con cadenza mensile FSBA autorizza il periodo rendicontato. Al raggiungimento delle giornate disponibili per le prime 9 settimane (45, 54 o 63 giornate a seconda della distribuzione settimanale dell’orario lavorativo aziendale) SINAWEB riterrà le stesse complessivamente autorizzate e varierà di conseguenza in automatico la data di fine domanda.
Per le domande relative alle seconde 9 settimane seguiranno da parte di FSBA successive indicazioni in linea con le procedure in corso di definizione da parte del Ministero.
Hanno diritto alle seconde 18 settimane di cassa integrazione FSBA tutti i lavoratori (esclusi i lavoranti a domicilio, i quali hanno diritto alla CIG in deroga) che risultavano già assunti alla data del 13/7/2020. Per inserire nuovi dipendenti nelle domande FSBA esistenti occorre scrivere ad ebret@ebret.it dettagliando la propria richiesta.
Le aziende artigiane che avevano presentato per errore domanda di CIG in deroga alla Regione possono fare domanda di FSBA entro e non oltre il 31 ottobre 2020 (la precedente scadenza era fissata nel 30 settembre 2020), accettando l’autodichiarazione proposta da SINAWEB e caricando il documento attestante il rifiuto della Cig da parte di Regione o INPS.
Per le nuove rendicontazioni (escluse quelle dei mesi di luglio, agosto e settembre) viene ripristinato il termine perentorio stabilito dal Regolamento di FSBA: è obbligatorio cioè rendicontare entro il giorno 30 del mese successivo a quello che viene rendicontato. Ad esempio, ottobre 2020 potrà essere rendicontato in SINAWEB soltanto entro e non oltre il 30 novembre 2020.
Oltre tale termine sarà impossibile rendicontare e decadrà la richiesta di cassa integrazione per la mensilità non rendicontata entro i termini previsti.

Richiesta interventi d’urgenza per il settore Domestici

Sottoscritto un avviso comune, per richiamare l’attenzione del Governo a non trascurare i datori e lavoratori domestici da eventuali ed ulteriori misure d’urgenza in materia di lavoro.

Le parti sottolineano che durante il periodo del lockdown i lavoratori domestici e le famiglie datori di lavoro domestico non siano stati destinatari di provvedimenti normativi con misure di sostegno al reddito o di provvedimenti di tutela delle condizioni di lavoro uguali o equivalenti agli altri settori lavorativi. L’unico e tardivo provvedimento economico rivolto al settore, ha avuto una ricaduta discriminante tra i lavoratori poiché non ha considerato le reali necessità dei destinatari. Inoltre, nulla è stato previsto come rimborso per i datori di lavoro che hanno provveduto, per senso di responsabilità e solidarietà, a retribuire i lavoratori domestici pur avendo sospeso le prestazioni lavorative in quel momento emergenziale per tutti.
Questo momento storico, considerata la paura del contagio o l’eventuale possibilità di un nuovo lockdown, e comunque l’intensificarsi dell’utilizzo dello smart working, nonché il rientro dei lavoratori stranieri in Italia da Paesi considerati a rischio, qualora non accompagnato da un’attenta normativa precauzionale e preventiva ad hoc, potrebbe mettere in ginocchio un settore che oggi coinvolge oltre quattro milioni di persone tra datori e lavoratori.
Le Parti sociali, per sostenere economicamente i lavoratori domestici e l’intero settore, hanno provveduto già a rafforzare le misure erogate attraverso il proprio sistema bilaterale sino alla fine del periodo epidemiologico e garantire loro il rimborso, oltre a quanto già previsto, anche indennità giornaliera in caso di ricovero, di convalescenza, per figli a carico, per il materiale sanitario riabilitativo, per visite mediche domiciliari per COVID-19, oltre una diaria in caso di provvedimento con sorveglianza attiva o permanenza domiciliare. Tutto ciò non è sufficiente ed è necessario un chiaro e coordinato intervento dello Stato insieme alle Parti Sociali per un settore che oggi coinvolge il 10% della forza lavoro subordinato onde evitare che collassi definitivamente su se stesso, portando in povertà famiglie e lavoratori e aumenti ancora il ricorso al lavoro sommerso.
Per quanto fin qui esposto, le Parti Sociali firmatarie si rendono, sin da subito, disponibili per un confronto costruttivo sul tema degli interventi d’urgenza per il lavoro domestico, ed in particolare l’estensione della CIGD, la malattia da Covid-19 a carico dello Stato, l’infortunio Covid-19, l’erogazione di DPI gratuiti nell’assistenza e nella cura alle persone, ed ogni altro intervento utile. Queste misure, unitamente a provvedimenti di sostegno alle famiglie, costituiscono un unico insieme di aiuti ad un settore riconosciuto come “servizio essenziale” nel DPCM del 24 marzo scorso.

Proroga CIG, licenziamento e REM nel Decreto Ristori

In materia di cig, disposte ulteriori sei settimane di Cassa integrazione ordinaria, in deroga e di assegno ordinario legate all’emergenza COVID-19, da usufruire tra il 16.11.2019 e il 31.01.2021 da parte delle imprese che hanno esaurito le precedenti settimane di Cassa integrazione e da parte di quelle soggette a chiusura o limitazione delle attività economiche.

Nel dettaglio:
– disposte ulteriori 6 settimane di Cassa integrazione ordinaria, in deroga e di assegno ordinario legate all’emergenza COVID-19, da usufruire tra il 16 novembre 2019 e il 31 gennaio 2021 da parte delle imprese che hanno esaurito le precedenti settimane di Cassa integrazione e da parte di quelle soggette a chiusura o limitazione delle attività economiche. I datori di lavoro che presentano domanda per periodi di integrazione relativi alle sei settimane versano un contributo addizionale determinato sulla base del raffronto tra il fatturato aziendale del primo semestre 2020 e quello del corrispondente semestre del 2019, pari: a) al 9% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate durante la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, per i datori di lavoro che hanno avuto una riduzione del fatturato inferiore al venti per cento; b) al 18% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate durante la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, per i datori di lavoro che non hanno avuto alcuna riduzione del fatturato.
Il contributo addizionale non è dovuto dai datori di lavoro che hanno subito una riduzione del fatturato pari o superiore al venti per cento, dai datori di lavoro che hanno avviato l’attività di impresa successivamente al primo gennaio 2019, e dai datori di lavoro appartenenti ai settori interessati dai provvedimenti che dispongono la chiusura o la limitazione delle attività suddette.
Ai fini dell’accesso alle sei settimane, il datore deve presentare all’Inps domanda di concessione, nella quale autocertifica la sussistenza dell’eventuale riduzione del fatturato;
– fino al 31 gennaio 2021 resta precluso l’avvio delle procedure di licenziamento (articoli 4, 5 e 24 della L. n. 223/1991) e restano altresì sospese le procedure pendenti avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020, fatte salve le ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell’appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro, o di clausola del contratto di appalto. Fino al 31 gennaio 2021, resta, altresì, preclusa al datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, la facoltà di recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo, e restano altresì sospese le relative procedure;
– viene riconosciuto un esonero dal versamento dei contributi previdenziali ai datori di lavoro (escluso il settore agricolo) che hanno sospeso o ridotto l’attività a causa dell’emergenza COVID, per un periodo massimo di 4 mesi, fruibili entro il 31 maggio 2021;
– Ai nuclei familiari già beneficiari della quota del Reddito di emergenza è riconosciuta la medesima quota anche per il mese di novembre 2020.