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Fisco: chiarimenti sul Superbonus

In materia di Superbonus, forniti chiarimenti sugli interventi di riduzione del rischio sismico e finalizzati alla efficienza energetica e sull’asseverazione tardiva (Agenzia delle Entrate – Risposta 24 febbraio 2021, n. 127).

Con specifico riferimento all’intervento riguardante le parti strutturali dell’intero edificio di parziale demolizione e ricostruzione senza variazioni di volume dal quale deriva il passaggio a due classi di rischio inferiori, l’Agenzia osserva che la SCIA è stata presentata il 26 settembre 2019 mentre l’asseverazione prevista dall’articolo 3, comma 3, del citato decreto ministeriale n. 58 del 2017 – con il quale sono state stabilite le linee guida per la classificazione di rischio sismico delle costruzioni e le modalità per l’attestazione, da parte di professionisti abilitati, dell’efficacia degli interventi effettuati – è stata trasmessa il 23 giugno 2020, prima dell’inizio dei lavori, ad integrazione della predetta SCIA.
Al riguardo, il citato articolo 3 del decreto ministeriale n. 58 del 2017, in vigore alla data di presentazione della SCIA, prevedeva che alla predetta segnalazione fosse allegata, per l’accesso alle detrazioni, anche l’asseverazione del progettista dell’intervento strutturale della classe di rischio dell’edificio prima dei lavori e quella conseguibile dopo l’esecuzione dell’intervento progettato.In vigenza di tale disposizione, è stato, pertanto, chiarito che un’asseverazione tardiva, in quanto non conforme alle disposizioni sopra richiamate, non consente l’accesso alla detrazione (cfr. circolare 8 luglio 2020, n. 19/E).
Successivamente, il decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti del 9 gennaio 2020, n. 24 ha modificato il predetto articolo 3 del citato decreto ministeriale n. 58 del 2017 il quale attualmente prevede che «il progetto degli interventi per la riduzione del rischio sismico e l’asseverazione di cui al comma 2, devono essere allegati alla segnalazione certificata di inizio attività o alla richiesta di permesso di costruire, al momento della presentazione allo sportello unico competente di cui all’articolo 5 del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, per i successivi adempimenti, tempestivamente e comunque prima dell’inizio dei lavori.».
Tale disposizione, tuttavia, si applica con riferimento ai titoli abilitativi richiesti a partire dalla data di entrata in vigore del decreto modificativo e, pertanto, dal 16 gennaio 2020.
Ne deriva, dunque, che, nel caso di specie, per gli interventi di riduzione del rischio sismico, l’Istante non può accedere né al sismabonus né al Superbonus ma può, nel rispetto di tutte le altre condizioni previste dalla normativa vigente fruire della detrazione di cui al citato articolo16-bis, comma 1, lettera i) del TUIR nella misura attualmente prevista del 50 per cento delle spese sostenute nel limite massimo di spesa di euro 96.000, da utilizzare in 10 quote annuali di pari importo (cfr. articolo 16, comma 1, del decreto legge n. 63 del 2013).
Il limite di spesa ammesso alla detrazione è annuale e riguarda il singolo immobile e le relative pertinenze; inoltre, nel caso di interventi di recupero edilizio che comportino l’accorpamento di più unità abitative o la suddivisione in più immobili di un’unica unità abitativa, per l’individuazione del limite di spesa vanno considerate le unità immobiliari censite in Catasto all’inizio degli interventi edilizi (cfr. circ. 19/E del 2020, citata).
Nel caso di specie, pertanto, ai fini della determinazione dell’importo massimo delle spese ammesse alla detrazione, occorre fare riferimento all’unica unità immobiliare censita al catasto fabbricati.

Con riferimento ai lavori sull’involucro dell’intero edificio e alla possibilità prospettata dall’Istante che l’intervento sulle strutture opache verticali dell’edificio ricada tra quelli per i quali spetta il cd. bonus facciate mentre l’intervento sulle strutture opache orizzontali e la sostituzione dei serramenti ed infissi tra quelli per i quali spetta l’ecobonus, ovvero, in alternativa, che i predetti interventi rientrino nell’ambito applicativo del Superbonus, ai sensi dell’articolo 1, commi da 219 a 223, della legge n. 160 del 2019, spetta una detrazione dall’imposta lorda pari al 90 per cento delle spese documentate sostenute nell’anno 2020 e (a seguito delle modifiche apportate dall’articolo 1, comma 59, della legge di bilancio 2021) nell’anno 2021 per interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti ubicati in zona A o B ai sensi del decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, effettuati sulle strutture opache della facciata, su balconi o su ornamenti e fregi (bonus facciate).
Con riferimento alla applicazione di tale agevolazione, nella circolare 14 febbraio 2020, n. 2/E è stato precisato che:
– gli interventi ammessi al bonus facciate possono astrattamente rientrare anche tra quelli di riqualificazione energetica riguardanti l’involucro, agevolabili ai sensi del citato articolo 14 del decreto legge n. 63 del 2013, oppure tra quelli di recupero del patrimonio edilizio richiamati all’articolo 16 del medesimo decreto legge n. 63 del 2013;
– in considerazione della possibile sovrapposizione degli ambiti oggettivi previsti dalle normative richiamate, il contribuente potrà avvalersi, per le medesime spese, di una sola delle predette agevolazioni, rispettando gli adempimenti specificamente previsti in relazione alla stessa.
Analoga indicazione è contenuta, con riferimento al Superbonus, nella citata circolare n. 24/E del 2020, nella quale è stato precisato che gli interventi trainanti ammessi all’agevolazione possono astrattamente rientrare anche tra quelli di riqualificazione energetica agevolabili ai sensi del citato articolo 14 del decreto-legge n. 63 del 2013, oppure tra quelli di recupero del patrimonio edilizio richiamati all’articolo 16 del medesimo decreto-legge n. 63 del 2013. In considerazione della possibile sovrapposizione degli ambiti oggettivi previsti dalle normative richiamate, il contribuente potrà avvalersi, per le medesime spese, di una sola delle predette agevolazioni, rispettando gli adempimenti specificamente previsti in relazione alla stessa.
Inoltre, fatta salva l’impossibilità di fruire di più agevolazioni sulle medesime spese, qualora sull’edificio si attuino interventi riconducibili a diverse fattispecie agevolabili, è possibile fruire delle corrispondenti detrazioni a condizione che siano distintamente contabilizzate le spese riferite ai diversi interventi e siano rispettati gli adempimenti specificamente previsti in relazione a ciascuna detrazione.
Nel caso di specie, pertanto, in presenza di tutte le condizioni richieste ai fini delle agevolazioni fiscali sopra richiamate, l’Istante potrà scegliere, con riferimento ai lavori sull’involucro dell’intero edificio, l’agevolazione di cui avvalersi.

Nel caso in cui i predetti interventi comportino l’accorpamento di più unità abitative o la suddivisione in più immobili di un’unica unità abitativa, per l’individuazione del limite di spesa, vanno considerate le unità immobiliari censite in Catasto all’inizio degli interventi edilizi e non quelle risultanti alla fine dei lavori. Pertanto, ai fini della determinazione del limite di spesa ammesso alle sopra richiamate detrazioni rileva l’esistenza prima dell’inizio dei lavori, dell’unica unità immobiliare censita in Catasto.

Con riferimento, infine, alla sostituzione dell’impianto di riscaldamento invernale con tre distinti impianti a servizio di ciascuna unità immobiliare derivante dal frazionamento dell’unità immobiliare, e alla possibilità che tale intervento rientri tra quelli per i quali spetta l’ ecobonus di cui all’articolo 14 del citato decreto legge n. 63 del 2013 o tra quelli “trainati” ammessi al Superbonus di cui al citato articolo 119, comma 2, del decreto Rilancio, sono agevolabili, purché rispondenti alle caratteristiche tecniche previste, gli interventi finalizzati alla trasformazione degli impianti individuali autonomi in impianti di climatizzazione invernale centralizzati con contabilizzazione del calore e quelli finalizzati alla trasformazione degli impianti centralizzati per rendere applicabile la contabilizzazione del calore mentre è esclusa la trasformazione dell’impianto di climatizzazione invernale da centralizzato ad individuale o autonomo.
Tale principio si applica anche ai fini del Superbonus atteso che il comma 1 del citato articolo 119 del decreto Rilancio espressamente dispone l’incremento al 110 per cento della «detrazione di cui all’articolo 14»» del decreto legge n. 63 del 2013, nei casi ivi elencati (ecobonus).
Nell’ambito dei predetti interventi “è ammissibile la trasformazione degli impianti individuali autonomi in impianti di climatizzazione invernale centralizzati con contabilizzazione del calore. E’ invece esclusa la trasformazione o il passaggio da impianti di climatizzazione invernale centralizzati per l’edificio o il complesso di edifici ad impianti individuali autonomi” (Allegato A, punto 10, D.L. n. 3/2020).
Pertanto, nel caso di specie, le spese per la sostituzione dell’impianto di riscaldamento non rientrano né tra quelle ammesse all’ecobonus né al Superbonus.

Agevolazione prima casa salva in caso di riacquisto all’estero documentato

Il contribuente che rivende la prima casa senza attendere cinque anni dal suo acquisto non perde l’agevolazione se compera, entro un anno, anche all’estero, un nuovo immobile e invia all’Agenzia delle Entrate i documenti comprovanti il possesso dei requisiti richiesti per l’accesso alle agevolazioni e la destinazione a dimora abituale del nuovo acquisto (Agenzia Entrate – risposta 24 febbraio 2021, n. 126).

L’agevolazione per l’acquisto della prima casa prevede l’applicazione dell’imposta di registro nella misura del 2% per i trasferimenti e la costituzione di diritti reali di godimento che hanno per oggetto case di abitazione, ad eccezione di quelle di categoria catastale A/1, A/8 e A/9.
L’agevolazione decade in caso di trasferimento per atto a titolo oneroso o gratuito degli immobili acquistati con i benefici prima del decorso del termine di cinque anni dalla data del loro acquisto. Invece, l’agevolazione non decade nel caso in cui il contribuente, entro un anno dall’alienazione dell’immobile acquistato con i benefici, proceda all’acquisto di altro immobile da adibire a propria abitazione principale.
Sulla “non decadenza” dell’agevolazione, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la previsione costituisce una eccezione alla regola in caso di vendita infraquinquennale dell’immobile, eccezione che può trovare applicazione solo nell’ipotesi in cui l’immobile, oggetto del riacquisto, venga adibito ad abitazione principale del contribuente. La riportata disposizione conferisce, infatti, primaria rilevanza a tale requisito, la cui sussistenza deve essere verificata ai fini della esclusione della regola decadenziale. Proprio al fine di assicurare il rispetto di tale condizione, deve ritenersi che anche nell’ipotesi in cui l’immobile acquistato sia situato in uno Stato estero non si decade dall’agevolazione, sempreché sussistano strumenti di cooperazione amministrativa che consentono di verificare che effettivamente l’immobile ivi acquistato sia stato adibito a dimora abituale.
In tale ultimo caso, la sussistenza dei requisiti per non incorrere nella decadenza dall’agevolazione fruita, ossia che il riacquisto dell’immobile sito all’estero sia stato effettuato entro un anno dall’alienazione dell’immobile agevolato sito in Italia e che la nuova abitazione sia destinata a dimora abituale, può essere dimostrata presentando all’ufficio dell’Agenzia delle entrate competente, adeguata documentazione.
Al riguardo, il contribuente interessato può inviare la documentazione comprovante il diritto a non decadere dall’agevolazione all’ufficio competente, che valuterà sia se procedere all’emissione dell’avviso liquidazione e sia se avvalersi degli strumenti di cooperazione amministrativa, concernente la reciproca assistenza amministrativa in materia fiscale tra gli stati membri del Consiglio d’Europa e i paesi membri dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico – OCSE.
In merito alla documentazione probatoria, ferma restando la valutazione del competente ufficio accertatore, potrebbero essere funzionali sia copia del rogito notarile di acquisto dell’abitazione sita all’estero, sia documentazione comprovante la dimora abituale nell’immobile acquistato all’estero, come fatture di fornitura di luce, acqua o gas con riferimento al medesimo immobile. I suddetti documenti dovranno essere muniti di apostille e tradotti in lingua italiana.
Tale documentazione deve essere inviata tramite posta elettronica certificata (PEC) ovvero raccomandata A/R all’ufficio dell’Agenzia delle entrate ove è stato registrato l’atto di acquisito dell’immobile sito in Italia.
L’invio di tale documentazione non preclude all’ufficio accertatore di precedere all’ordinaria attività di accertamento, sia in ordine alla gestione dell’attività di liquidazione dell’imposta, sia in ordine alla valutazione dell’idoneità probatoria, ai fini sopra indicati, della citata documentazione.

Accordo Provincia di Bolzano per l’estensione del Fondo di Solidarietà Bilaterale

Firmato il 9/2/2021 tra Parti Datoriali e Federazioni Sindacali territoriali di Bolzano, l’accordo provinciale per l‘estensione del Fondo di solidarietà bilaterale della Provincia autonoma di Bolzano-Alto Adige ai datori di lavoro che occupano fino a cinque dipendenti.

L’accordo è stato sottoscritto il 9/2/2021, tra Assoimprenditori Alto Adige, LVh.Apa Confartigianato Imprese Bolzano, Cna-Shv Unione Provinciale degli Artigiani, Unione Albergatori e Pubblici Esercenti (Hgv), Unione Commercio, Turismo e Servizi Alto Adige, Confesercenti Alto Adige, Unione dei liberi professionisti Confprofessioni Südtirol-Alto Adige, Federazione Cooperative Raiffeisen, LegacoopBund Bolzano, Agci Alto Adige, Cooperazione Autonoma Cooperdolomiti e Cgil-Agb, Sgbcisl, Uil-Sgk, Asgb.
Nel rispetto della normativa vigente che prevede per le parti sociali presenti nella Provincia autonoma di Bolzano, la possibilità di costituire un fondo di solidarietà territoriale intersettoriale, e nella convinzione comune che i meccanismi di sostegno solidale debbano essere estesi a tutte le imprese e a tutti i datori di lavoro operanti nel territorio provinciale, le Parti convengono che:

1) i datori di lavoro rappresentati dalle suddette organizzazioni dei datori di lavoro, non già aderenti ai fondi di cui agli artt. 26 e 27 del D.Lgs. 148/2015, che occupano fino a cinque lavoratori dipendenti aderiscono al Fondo di solidarietà bilaterale della Provincia autonoma di Bolzano-Alto Adige a far data dall’1/1/2021;

2) l’adesione è comunque consentita solamente ai datori di lavoro che occupano almeno il 75 per cento dei propri lavoratori dipendenti in unità produttive ubicate nel territorio della Provincia autonoma di Bolzano-Alto Adige;

3) l’iscrizione e l’adesione dei datori di lavoro di cui ai punti 1) e 4) al Fondo di solidarietà bilaterale della Provincia autonoma di Bolzano-Alto Adige potrà essere fatta anche retroattivamente all’1/1/2021 se viene richiesto entro il 31 marzo 2021 e sulla base dei chiarimenti operativi forniti dal Comitato amministratore del Fondo.

4) sono tenuti ad aderire al Fondo di solidarietà bilaterale della Provincia autonoma di Bolzano-Alto Adige a partire dall’1/1/2021 anche i datori di lavoro operanti nel settore alberghiero e dei pubblici esercizi, del commercio, delle libere professioni e delle cooperative che occupano fino a cinque lavoratori e che aderiscono ai contratti sottoscritti dalle parti firmatarie del presente accordo, in quanto queste intese costituiscono parte inscindibile degli stessi accordi collettivi;

5) l’adesione dei datori di lavoro operanti nel settore alberghiero e dei pubblici esercizi, del commercio, delle libere professioni e delle cooperative ad un Fondo di solidarietà è obbligatoria a partire dall’1/1/2021 anche per chi intende fruire dei benefici e delle sovvenzioni della Provincia autonoma di Bolzano-Alto Adige pure nei casi in cui il contratto collettivo applicato non sia sottoscritto dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori firmatarie del presente accordo;

6) l’adesione dei datori di lavoro operanti nella Provincia di Bolzano nel settore alberghiero e dei pubblici esercizi, del commercio, delle libere professioni, delle cooperative e degli altri settori che rientrano nell’ambito di applicazione di un Fondo di solidarietà costituisce criterio essenziale per valutare i trattamenti economici e normativi non inferiori a quanto previsto dai contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente maggiormente rappre-sentativi ai sensi della pertinente normativa statale e provinciale;

7) entro il mese di febbraio 2021 le parti firmatarie del presente accordo aprono un tavolo delle trattative per la revisione delle prestazioni del Fondo di solidarietà bilaterale della Provincia autonoma di Bolzano-Alto Adige.

8) Le associazioni dell’artigianato si riservano la facoltà di una futura adesione al fondo, previa verifica delle prestazioni offerte ovvero qualora sussistessero i presupposti d’interesse per le rispettive associazioni.