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Permuta e split payment

Nel caso di un Comune che affida il servizio di assistenza e gestione di un impianto ad una società, e successivamente anche la sua realizzazione, non vi sono i presupposti per considerare come “permuta”, la suddetta operazione, fermo restando che la prestazione di servizi relativa alla realizzazione dell’impianto da parte della società rientra nel meccanismo dello split payment, in quanto operazione effettuata nei confronti di un ente pubblico territoriale (Agenzia Entrate – risposta 21 novembre 2020, n. 552).

Ciò che connota un’operazione avente le caratteristiche di una permuta consiste nella natura della controprestazione, rappresentata non dalla corresponsione di un “prezzo” in denaro, bensì dalla cessione di un bene o di una prestazione a fronte di una cessione di un bene e/o di una prestazione di servizio della controparte. Nel caso di un Comune che affida il servizio di assistenza e gestione di un impianto ad una sociatà, e successivamente anche la sua realizzazione, il prezzo dovrebbe essere costituito dall’affidamento in concessione dell’impianto da parte del Comune a fronte della realizzazione dello stesso da parte società. Se però la prestazione di progettazione e realizzazione dell’impianto venga affidata solo successivamente, non vi sono i presupposti per considerare come “permuta”, la suddetta operazione.

In tal caso, vi sono due distinte operazioni a cui si applica il regime ordinario dell’IVA in termini sia di applicazione che di liquidazione del tributo.

In particolare, la prestazione di servizi relativa alla realizzazione dell’impianto da parte della società rientra nel meccanismo dello split payment, in quanto operazione effettuata nei confronti di un ente pubblico territoriale.

Conseguentemente, il Comune è tenuto a versare all’Erario l’IVA addebitata al momento di ciascun pagamento ovvero al momento di ricezione e/o registrazione delle fatture di acquisto del suddetto servizio.

Quindi, per la società (che rimane pur sempre debitore d’imposta) il tributo esposto in fattura non confluisce nella liquidazione periodica, essendo tenuto al versamento dello stesso il Comune che, nella propria liquidazione periodica, potrà beneficiare della possibilità di detrarre l’imposta addebitata sulla medesima fattura, in quanto risulta acquirente di un servizio nella veste di soggetto passivo, in considerazione della natura commerciale dell’attività avente per oggetto la concessione dell’impianto a titolo oneroso.

In tale senso, il Comune dovrà emettere le fatture relative al canone d’uso dell’impianto con addebito della relativa IVA

INL: conversione permesso di soggiorno temporaneo in permesso di lavoro

Si forniscono indicazioni sulla conversione del permesso di soggiorno temporaneo in permesso di soggiorno per motivi di lavoro, con particolare riferimento all’attestazione rilasciata dall’ITL in relazione al luogo di svolgimento della prestazione lavorativa.

I cittadini stranieri, con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019, non rinnovato o convertito in altro titolo di soggiorno, possono richiedere con le modalità di cui al comma 16, un permesso di soggiorno temporaneo, valido solo nel territorio nazionale, della durata di mesi sei dalla presentazione dell’istanza. Gli stessi cittadini devono risultare presenti sul territorio nazionale alla data dell’8.3.2020, senza che se ne siano allontanati dalla medesima data, e devono aver svolto attività di lavoro, nei settori interessati dalla procedura di regolarizzazione, prima del 31.10.2019. Laddove nel termine della durata del permesso di soggiorno temporaneo, il cittadino straniero esibisce un contratto di lavoro subordinato ovvero la documentazione retributiva e previdenziale comprovante lo svolgimento dell’attività lavorativa in conformità alle previsioni di legge, il permesso viene convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro (art. 103, co. 2, DL 34/2020).
Ciò premesso, alla richiesta di conversione del titolo di soggiorno sia allegata, a cura dello straniero, deve essere allegata l’attestazione rilasciata dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro competente in relazione al luogo di svolgimento della prestazione lavorativa. Nello specifico, il cittadino straniero non comunitario deve depositare istanza di conversione al Questore, esclusivamente per il tramite degli ufficisportello delle Poste Italiane, esibendo un contratto di lavoro subordinato ovvero documentazione retributiva e previdenziale comprovante lo svolgimento dell’attività lavorativa nell’ambito dei settori di attività previsti. Detta richiesta deve essere inviata via mail dallo straniero all’Ispettorato territoriale del lavoro competente per luogo di svolgimento della prestazione lavorativa. Gli indirizzi mail istituzionali ai quali inviare la richiesta sono disponibili sul sito web dell’INL: https://www.ispettorato.gov.it/it-it/il-ministero/Uffici-periferici-e-territoriali. All’istanza occorre allegare copia del permesso di soggiorno temporaneo rilasciato dalla Questura; in alternativa, laddove quest’ultimo non sia stato ancora rilasciato, la copia della ricevuta di presentazione della richiesta di rilascio del permesso di soggiorno rilasciata dagli Uffici Postali, contenente la dicitura “EMERS.2020”, nonché il contratto di lavoro subordinato (o copia della comunicazione UNILAV/Unimare) ovvero documentazione retributiva e previdenziale (es. prospetti paga, estratto conto contributivo, attestazione pagamento contributi lavoro domestico).

Bonus facciate: fruizione da parte di un consorzio

L’Agenzia delle Entrate chiarisce che le spese per interventi agevolabili su parti comuni di immobili, anticipate dal consorzio e poi da questi ribaltate sulle imprese consorziate e/o i privati subentrati che possiedono gli immobili, danno diritto di fruire alla detrazione cd. “Bonus Facciate” a questi ultimi, nella misura in cui le spese siano rimaste effettivamente a loro carico. Per ragioni di semplificazione gli adempimenti necessari per fruire della detrazione restano a carico del consorzio (Risposta 23 novembre 2020, n. 555).

IL CASO

Il caso riguarda un Consorzio costituito da imprenditori che svolgono prevalentemente attività commerciale e che detengono l’uso ed il godimento di una o più unità immobiliari, ricompresa nel complesso immobiliare gestito dal Consorzio.
Nell’ambito del comprensorio immobiliare ci sono anche unità immobiliari non aventi destinazione commerciale, nonché abitazioni (in misura minoritaria) detenute da privati e che sia le imprese consorziate che i privati, in qualità di possessori degli immobili, devono soggiacere al rispetto del regolamento in tema di gestione del complesso immobiliare.
Previa accettazione di tutti i consorziati interessati, sono eseguiti su alcuni edifici (sia con destinazione abitativa che non abitativa) interventi di ripristino, risanamento, manutenzione della facciata degradate o decadenti, nonché la pulitura, tinteggiatura delle superfici e consolidamento, agevolabili con il cd. “bonus facciate”.
Le spese sono sostenute dal Consorzio e poi da questi riaddebitate, pro quota, ai singoli proprietari possessori degli immobili oggetto di intervento edilizio.
Sul piano contabile il Consorzio contabilizza le spese sostenute come costi e il riaddebito come ricavi a fronte dell’iscrizione di un credito verso i consorziati.
In tal caso a chi spetta la detrazione d’imposta e a chi possono essere demandati tutti gli adempimenti per la legittima fruizione della medesima detrazione?

PARERE DEL FISCO

Ai fini della detrazione d’imposta cd. “bonus facciate” la norma (art. 1, co. 219, Legge n. 160 del 2019) prevede che “per le spese documentate, sostenute nell’anno 2020, relative agli interventi, ivi inclusi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna, finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti ubicati in zona A o B ai sensi del decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, spetta una detrazione dall’imposta lorda pari al 90 per cento”.
In proposito è stato chiarito (circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 2/E del 2020) che:
– sotto il profilo soggettivo, l’agevolazione in relazione alle spese sostenute per gli interventi in parola riguarda tutti i contribuenti residenti o non residenti nel territorio dello Stato, a prescindere dalla categoria di reddito di cui sono titolari.

– sotto il profilo oggettivo, la detrazione è ammessa a fronte del sostenimento delle spese relative ad interventi finalizzati al recupero o al restauro della facciata esterna, realizzati su edifici esistenti detenuti in base ad un titolo idoneo al momento di avvio dei lavori o al momento del sostenimento delle spese se antecedente il predetto avvio, ubicati nelle zone A o B ai sensi del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444, o in zone a queste assimilabili in base alla normativa regionale e ai regolamenti edilizi comunali.
In ogni caso, la detrazione spetta sulle spese effettivamente sostenute e rimaste a carico del contribuente. Pertanto, l’agevolazione è esclusa se le spese sono rimborsate e il rimborso non ha concorso al reddito.
Nel caso rappresentato i costi sono sostenuti inizialmente dal Consorzio e successivamente riaddebitati alle imprese consorziate e/o ai privati che posseggono gli immobili.
Si tratta di un Consorzio tipico, con attività esterna, avente anche il compito di amministrare le parti immobiliari e impianti in uso o godimento comune del comprensorio immobiliare.
In base al regolamento del comprensorio, sia le imprese consorziate, sia i privati subentrati che si trovano nel godimento degli immobili, sono ugualmente obbligati al pieno rispetto delle determinazioni del Consorzio e in particolare al versamento di tutti i contributi spese da esso legittimamente determinati. In particolare, con riferimento alle “manutenzioni e modifiche esterne”, il Consorzio stabilisce i tempi e le modalità di manutenzione necessarie a mantenere il decoro degli edifici e provvede esso stesso alla esecuzione, a spese dei singoli proprietari o utenti.
In altri termini, il Consorzio è il soggetto deputato alla manutenzione degli immobili facenti parte del comprensorio, mentre le relative spese sono a carico delle imprese consorziate e/o dei privati che posseggono gli immobili oggetto di intervento.
Nella fattispecie, il Consorzio effettua gli interventi agevolabili anticipando l’esborso finanziario complessivo, ma è vincolato dal contratto consortile a riaddebitare le spese pro quota ai titolari degli immobili sui quali è stata fatta la manutenzione. Si può desumere, perciò, che le spese sono sostenute dai titolari degli immobili oggetto di intervento.

Secondo l’Agenzia delle Entrate, in tal caso, sul presupposto che sussistano anche gli ulteriori requisiti, è possibile ritenere che la detrazione “bonus facciate” spetti alle imprese consorziate e/o ai privati subentrati, per le spese rimaste effettivamente a loro carico.
Invece, per ragioni di semplificazione, gli adempimenti necessari a fruire della detrazione devono ritenersi a carico del Consorzio, in qualità di soggetto a cui è affidata la gestione del comprensorio immobiliare.