Ultime News

Senza l’obbligo contrattuale i costi per lavori straordinari sono indeducibili

Con la recente Ordinanza n. 24099 del 13 ottobre 2017, la Corte di Cassazione ha affermato che i costi sostenuti per interventi di ristrutturazione sui locali dell’impresa condotti in locazione, sono deducibili soltanto se l’esecuzione a carico del conduttore è prevista da uno specifico obbligo contrattuale antecedente ai lavori.

FATTO

L’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di accertamento nei confronti della società contribuente per il recupero a tassazione di costi relativi ai locali utilizzati per l’attività di impresa, condotti in locazione, per insussistenza del requisito di inerenza. In particolare:
– il recupero di costi sostenuti per interventi straordinari di ampliamento e di ristrutturazione sui locali dell’impresa condotti in locazione, in quanto sostenuti senza uno specifico obbligo contrattuale che giustificasse la deduzione;
– il recupero dei costi derivanti dalla rettifica del canone di locazione, in misura eccessiva rispetto ai valori rilevati dall’ Osservatorio del Mercato Immobiliare.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Confermando la legittimità della pretesa tributaria, la Corte di Cassazione ha affermato due importanti principi in tema di determinazione del reddito d’impresa.
In particolare, con riferimento ai costi sostenuti per interventi straordinari di ampliamento e di ristrutturazione sui locali dell’impresa condotti in locazione, i giudici hanno affermato che, ai fini del rispetto del principio di inerenza, quale presupposto per la deducibilità dal reddito d’impresa, l’assunzione di tali costi deve essere giustificata da un obbligo che trovi fondamento nelle clausole del contratto di locazione.
In assenza di tale condizione, la circostanza che i locali siano funzionali all’attività dell’impresa, non è sufficiente a giustificare la deducibilità dei suddetti costi, poiché non sono oggetto di obbligo contrattuale del contribuente.
I giudici hanno precisato, altresì, che la norma contrattuale che ponga a carico del conduttore l’onere di sostenere i costi delle opere di ristrutturazione dei locali deve essere stabilita prima dell’esecuzione dei lavori stessi, poiché l’eventuale modifica del contratto intervenuta successivamente è priva di efficacia per i costi sostenuti precedentemente.
Per quanto concerne, invece, il canone di locazione, la Corte Suprema ha precisato che nell’ipotesi di un rilevante aumento del canone annuo, pattuito con una modifica contrattuale non obbligatoria per il conduttore in quanto avvenuta in costanza del rapporto di locazione, laddove tale incremento risulti sovrastimato rispetto ai valori di mercato rilevati dall’OMI (Osservatorio del Mercato Immobiliare), è necessario, sempre ai fini del rispetto del principio di inerenza, che la modifica del canone risulti espressamente motivata.

CCNL, l’inderogabilità dei minimi retributivi sotto il profilo previdenziale

Ai fini contributivi, la base imponibile è rappresentata dalla retribuzione prevista dalla contrattazione collettiva di settore per tipologia di rapporto, essendo invece irrilevante l’entità della retribuzione effettivamente corrisposta in considerazione delle sospensioni dal lavoro concordate tra datore di lavoro e lavoratore.

La vicenda riguarda l’opposizione di un datore di lavoro ad un verbale ispettivo Inps, con il quale erano state accertate omissioni contributive in relazione al mancato versamento dei contributi sulla retribuzione dovuta in applicazione del CCNL. In sede di appello, il giudice aveva riformato la sentenza di primo grado e rigettato l’opposizione. Ricorre così in Cassazione il datore di lavoro, lamentando che la Corte di appello aveva attribuito al verbale ispettivo una valenza probatoria privilegiata ed erroneamente interpretato la norma sul minimale contributivo. La Suprema Corte ritiene infondati entrambi i motivi.
In primis, il verbale ispettivo, quando esprime gli elementi da cui trae origine, è attendibile fino a prova contraria ed è liberamente valutabile dal giudice. Quanto al secondo motivo, parimenti infondato, l’impugnata sentenza si è uniformata al principio per cui l’importo della retribuzione quale base di calcolo dei contributi previdenziali non può essere inferiore all’importo di quella che ai lavoratori di un determinato settore sarebbe dovuta in applicazione dei contratti collettivi stipulati dalle associazioni sindacali più rappresentative su base nazionale. Il principio ha esclusiva incidenza sul rapporto previdenziale e non riceve limitazioni dall’applicazione dei criterio costituzionale di “giusta retribuzione”, per cui “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia una esistenza libera e dignitosa”, che invece influenza il distinto rapporto di lavoro.

Sanzioni per omessa sorveglianza sanitaria dei lavoratori: le indicazione dell’Ispettorato

Al fine di assicurare l’uniformità di comportamento da parte di tutto il personale ispettivo nell’adozione dei provvedimenti sanzionatori, l’Ispettorato nazionale del lavoro fornisce indicazioni univoche sulle sanzioni da applicare in caso di omessa sorveglianza sanitaria dei lavoratori.

Nell’ambito della normativa in materia di salute e sicurezza la sorveglianza sanitaria dei lavoratori diviene un obbligo nel momento in cui la valutazione dei rischi evidenzi la necessità di sottoporre il lavoratore a sorveglianza sanitaria. Tale obbligo non è però esplicitamente individuato da un’unica disposizione normativa ma, almeno nel Titolo I del D.Lgs. 81/2008, vi sono almeno tre fattispecie cui ricondurre i comportamenti omissivi dell’obbligo in esame, fattispecie dotate ognuna di una diversa previsione sanzionatoria.
Al fine di fornire indicazioni univoche ed assicurare così l’uniformità di comportamento da parte di tutto il personale ispettivo nell’adozione dei provvedimenti sanzionatori, si ritiene che la sanzione da applicare in caso di omessa sorveglianza sanitaria sia riconducibile alla violazione dell’obbligo sancito dai seguenti articoli del d.lgs. n. 81/2008:
– art. 18 comma 1 lettera c): nei casi in cui si debba valutare lo stato di salute del lavoratore, al fine dell’affidamento dei compiti specifici, che non dipendono dai rischi presenti nell’ambiente di lavoro, ma dalla capacità del lavoratore stesso di svolgerli (es. lavori in quota, lavori in sotterraneo o in ambienti chiusi in genere, lavori subacquei, ecc.);
– art 18 comma 1 lettera g): in tutti i casi in cui la normativa vigente prevede l’obbligo della sorveglianza sanitaria;
– art. 18 comma 1 lettera bb): nei casi in cui nei confronti del lavoratore soggetto a sorveglianza sanitaria (pur essendo stato sottoposto a visita, esami clinici e biologici e indagini diagnostiche), non sia stato ancora espresso il giudizio di idoneità ed in sede ispettiva si riscontri che lo stesso sia adibito a quella specifica mansione; in questo caso risulta evidente il difetto di vigilanza del datore di lavoro o del dirigente.